Speleologie e grotte artificiali
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Gli speleologi e la speleologia anno una grande rilevanza nella tutela delle grotte artificiali di rilevanza storica e cultuale. Anche se la speleologia nasce storicamente come studio delle cavità naturali, il confine tra “naturale” e “artificiale” è molto più sottile di quanto sembri. Gli speleologi sono spesso i primi custodi di questo patrimonio sotterraneo dimenticato.
Ecco come la speleologia e i suoi professionisti diventano fondamentali per la tutela delle grotte artificiali (ipogei, catacombe, antiche cave, acquedotti):
Esplorazione e Censimento
Moltissime cavità artificiali di rilevanza storica non sono segnate sulle mappe moderne. Gli speleologi utilizzano tecniche di progressione su corda e in spazi confinati per raggiungere luoghi inaccessibili ad archeologi o tecnici comunali.
Catastazione: Inseriscono queste cavità nel Catasto Regionale delle Grotte, dando loro un’identità giuridica che le protegge da demolizioni o cementificazioni accidentali.
Rilievo Topografico: Creano mappe precise che permettono di capire cosa c’è “sotto” le città, prevenendo crolli o danni durante lavori in superficie.
Monitoraggio Microclimatico
Le grotte artificiali (soprattutto quelle cultuali come mitrei o cripte affrescate) sono ecosistemi fragili. Gli speleologi applicano i protocolli della speleologia scientifica per monitorare:
Umidità e Temperatura: Parametri vitali per la conservazione di pitture rupestri o strutture murarie.
Presenza di Radon o CO2: Fondamentale per la sicurezza di chi dovrà restaurare o visitare il sito.
Supporto all’Archeologia (Speleo-Archeologia)
Esiste una branca specifica chiamata Speleologia in Cavità Artificiali. Questi esperti collaborano con le Soprintendenze per:
Recuperare reperti in contesti difficili (pozzi, cisterne colme di detriti).
Datare le tecniche di scavo analizzando i segni degli strumenti (picconature) sulle pareti, proprio come farebbero con le morfologie carsiche in una grotta naturale.
La tutela “culturale” e il rischio oblio
Molte grotte artificiali hanno una valenza cultuale (luoghi di culto, eremi). Senza l’intervento degli speleologi, questi siti rischierebbero di:
Diventare discariche abusive (purtroppo un classico per i pozzi antichi).
Essere sigillati per “sicurezza pubblica”, perdendo per sempre la memoria storica del luogo.
In Italia, la Società Speleologica Italiana (SSI) e i gruppi locali lavorano costantemente per sensibilizzare le amministrazioni sul fatto che un “buco nel terreno” non è solo un pericolo, ma spesso un tassello della nostra storia.
Spesso vediamo questi luoghi come “rovine”, ma dal punto di vista speleologico sono organismi vivi che interagiscono con l’acqua e la geologia locale. Proteggerli significa proteggere anche l’assetto idrogeologico del territorio sopra di essi.
